Il pirografista


Pirografista già da ragazzino (seguendo gli insegnamenti di zio Lorenzo, anche lui amante, a tempo perso, del pirografo, ma di professione falegname), acquisisco la passione verso la tecnica e soprattutto per il legno.

Mi perfeziono negli anni '90 ed ora questo ritengo d'essere: un artigiano, non un artista.

Uno zelante riproduttore/esecutore (di soggetti per lo più altrui, possibilmente complessi e complicati) dall'impegno e dalla cura maniacali, dedito anche all'arte pittorica e alla tarsia.

E se il legno non va ucciso, io non lo uccido (qualcuno prima di me l'ha tagliato, strappato alla madre terra): io tento, modestamente, soltanto d'impreziosirlo con linee che, se ben protette, resteranno per sempre.

Ecco: cosa è, cosa rimane in una pirografia?
Non c'è colore, c'è solo ciò che è stato più o meno bruciato. Non ci sono cromìe che narcotizzano l'osservatore: è puro disegno che esalta venature e forme della materia. Ci sono mille sfumature, leggerissime, accennate da sembrare quasi difetti naturali oppure evidentissimi solchi, "carichi" e scuri.

Quelle che restano sono nuances di norma irripetibili; ed ogni segno resta per come è, come nel legno così nell'animo.

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